Carnevale di Firenze: la festa più amata dai medici

Carnevale di Firenze: la festa più amata dai medici

Una delle tradizioni più amate dai Fiorentini è il Carnevale di Firenze. Se pensiamo ai grandi colossi del carnevale quello di Rio de Janeiro, Venezia, Viareggio…, sarà impossibile credere ma questa festa nasce molti secoli fa ed è stata festeggiata a Firenze fino a 100 anni fa.

 

Conosci la frase “quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia”, sai chi l’ha scritto?

La storia racconta che il Carnevale di Firenze nacque come festa popolare e tra il XV ed il XVI secolo la famiglia Medici, ne apprezzò così tanto il potenziale da decidere di portarlo a Firenze. Vollero organizzare sfarzose celebrazioni mascherate, con maschere e carri decorati che prendevano il nome di “trionfi“.

I trionfi erano allestiti in legno e juta e tutto ciò consentiva di festeggiare i giorni che precedevano la Quaresima in modo vivace, curioso e affollato sia da popolani che da nobili. Non mancavano Giovani di nobile famiglia che mascherati si inseguivano tra la folla lanciando una palla di stracci addosso a quanti incontravano o nelle botteghe degli artigiani – per costringere i padroni a far uscire i lavoranti a divertirsi almeno per Carnevale, provocando stupore e qualche volta divertimento in chi finiva coinvolto nel gioco.

I canti Carnascialeschi

I festeggiamenti erano accompagnati dai canti carnascialeschi, che divennero un vero e proprio genere musicale patroneggiato da Lorenzo il Magnifico.

Uno dei canti carnascialeschi più celebri fu il componimento poetico Il trionfo di Bacco ed Arianna (o Canzona di Bacco), scritto di pugno proprio da Lorenzo di Piero de’ Medici, detto appunto, Il Magnifico.

Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

(Trionfo di Bacco e Arianna – canti carnascialeschi – Lorenzo di Piero de’ Medici)

 

STENTERELLO la maschera di Firenze

Stenterello è la maschera carnevalesca nata a fine del 1700 che identifica Firenze.
Al Teatro del Cocomero, nacque grazie all’attore fiorentino Luigi Del Buono il personaggio di Stenterello: magrissimo per gli stenti vissuti, pallido, traballante, popolano e povero, ironico e astuto. Rappresenta l’uomo che riesce ogni volta a salvare la pelle e allo stesso tempo a criticare e polemizzare con le autorità, il tipo perfetto del fiorentino dei suoi tempi.

Sul panciotto giallo una doppia dichiarazione d’identità: il 28 sul petto (e a Firenze, si sa, è il numero di chi è tradito dalla moglie) e la scritta “Posa piano” sul bordo lo identifica come un tipo calmo, apparentemente distratto ma capace di scansare ogni fatica. Le calze fin sopra il ginocchio di colori diversi e una passione per il vino lo segnano da sempre, mentre è Pellegrino Artusi a raccontare che a Stenterello piacciono le frittelle di tondone (quelle descritte dalla ricetta 181), profumate di limone e dolci di uva malaga.

Anche Firenze si fa sentire con i suoi festeggiamenti, infatti fino all’anno scorso le vie e le piazze della città venivano invase da maschere, carri, musiche e sbandieratori.