IL PIANOFORTE NASCE A FIRENZE: LO SAPEVI?

IL PIANOFORTE NASCE A FIRENZE: LO SAPEVI?

Lo sapevi?

Il suo inventore si chiama Bartolomeo Cristofori: un cembalaro, organaro e liutaio che lavorò alla corte del principe Ferdinando II de’ Medici a Firenze. Cristofori divenne uno dei più famosi costruttori di clavicembali del suo tempo.
Per essere più precisi, inventò lo strumento che è considerato il precursore del pianoforte e che aveva il nome di “fortepiano“. Il fortepiano era un clavicenbalo con il “piano e forte” che poi venne appunto chiamato pianoforte o piano-forte. Siamo certi del nome “pianoforte” grazie alle locandine coeve dei concerti di Beethoven e altri grandi compositori dell’epoca in cui il pianoforte andò affermandosi.

 

COSA CAMBIA TRA CLAVICEMBALO E PIANOFORTE?

La novità era l’applicazione di una martelliera al clavicembalo. L’idea di Cristofori era quella di creare un clavicembalo con possibilità dinamiche controllabili dall’esecutore. Nel clavicembalo, infatti, le corde pizzicate non permettono di controllare la dinamica. Questa invenzione molti anni dopo si diffuse in Germania, dove il costruttore di organi Gottfried Silbermann nel 1726 ricostruì una copia esatta del pianoforte di Cristofori e la sottopose al parere di Johann Sebastian Bach, che ne diede un giudizio fortemente critico. Più tardi, a seguito dei miglioramenti tecnici apportati da Silbermann, Bach favorì la vendita di alcuni pianoforti del costruttore, come risulta da un vero e proprio contratto di intermediazione.

 

PIANOFORTE VERTICALE

Nel 1739 un allievo di Cristofori, Domenico Del Mela, concepì e costruì il primo modello di pianoforte verticale, usando come modello il clavicytherium, seguendo le idee del proprio maestro. La cassa veniva posta al di sopra della tastiera, conferendo al pianoforte una forma a giraffa. Nel 1928 il pianoforte fu ceduto da Ugo Del Mela, discendente dell’inventore, al Conservatorio Luigi Cherubini ed è conservato presso il museo degli strumenti musicali di Firenze.

EVOLUZIONE

L’evoluzione dello strumento continuò ad Augusta, dove Johann Andreas Stein allievo di Gottfried Silbermann, perfezionò, i sistemi dello scappamento e degli smorzatori. Ricevette la visita di Wolfgang Amadeus Mozart, entusiasta delle infinite possibilità espressive dello strumento. I figli di Stein si trasferirono a Vienna, dove crearono una fabbrica di pianoforti. In Italia, tra quelli che si dedicarono alla costruzione dei pianoforti, fu degna di fama la famiglia Cresci, di origine pisana. La meccanica dei Cresci era di tipo viennese ed è necessario ricordare che la scuola viennese era la più importante tra gli ultimi decenni del Settecento e i primi dell’Ottocento. Non fu un caso che Mozart, Beethoven, Haydn, tutti legati a Vienna, sviluppassero per primi le incredibili potenzialità del nuovo strumento.

 

UNA DIFFUSIONE MOLTO LENTA

L’altissimo costo dello strumento era ciò che frenava la sua diffusione. Per questo si affermò solo nelle corti reali, nei palazzi governativi e nei saloni delle principali famiglie nobili. Ma il suo livello sonoro non era paragonabile all’attuale e questo permetteva il suo uso solo in salotti o saloni di piccole dimensioni. L’incremento della potenza sonora avvenne grazie alle strutture rigide di metallo all’interno, a corde più corte e con tensioni maggiori e a casse armoniche più grandi. Questo consentì l’uso del pianoforte nei grandi teatri o nelle sale da concerto, ma trasformò profondamente la sua qualità sonora. Oggi a Firenze, è possibile visitare l’Accademia dedicata Bartolomeo Cristofori, fondata a Firenze nel 1989 con l’obiettivo di creare un centro, unico in Italia, dedicato interamente a questo antico strumento.