Palazzo Pitti

Palazzo Pitti

Una reggia per tre dinastie, scenario della vita di corte pubblica e privata

La residenza più grande di Firenze ed anche la più sfarzosa. Acquistato nel 1550 da Cosimo I de’Medici e dalla moglie Eleonora di Toledo per trasformarlo nella nuova residenza granducale, Palazzo Pitti diventò ben presto il simbolo del potere consolidato dei Medici sulla Toscana. Reggia di altre due dinastie, quella degli Asburgo e dei Savoia, che lo abitarono in veste di reali d’Italia dal 1865, Palazzo Pitti porta ancora il nome del suo primo proprietario, il banchiere fiorentino Luca Pitti, che alla metà del Quattrocento lo volle edificare – forse su disegno di Brunelleschi – al di là dell’Arno, ai piedi della collina di Boboli. Si trova in piazza dei Pitti al numero civico 1, nella zona di Oltrarno.

OGGI

Al suo interno ospita  quattro musei:

  • il Tesoro dei Granduchi al pianterreno,
  • la Galleria Palatina e gli Appartamenti Imperiali e Reali al piano nobile del Palazzo,
  • la Galleria d’Arte Moderna
  • il Museo della Moda e del Costume al secondo piano.

I giardini monumentali di Boboli, all’interno del palazzo sono uno dei migliori esempi nel mondo di giardino all’italiana.

LA STORIA DELLE FAMIGLIE

I PITTI

Luca Pitti era rivale della famiglia dei Medici e desiderava una residenza più sfarzosa di quella di Cosimo il Vecchio, ma non riuscì a concluderla a causa del grande debito che contrasse. La tradizione tramandata da Giorgio Vasari (priva però di altri riscontri) racconta che i Pitti si rivolgessero, intorno al 1440, a Filippo Brunelleschi scegliendo il progetto accantonato da Cosimo de’ Medici per il Palazzo Medici perché giudicato troppo grandioso e suscettibile di invidie. La leggenda narra che Luca Pitti esigesse che le finestre del nuovo palazzo fossero più grandi della porta principale di quello di Cosimo e che il cortile potesse contenere l’intero Palazzo Strozzi.

Una novità fu la presenza di una piazza antistante l’edificio, la prima costruita davanti ad un palazzo privato a Firenze, che permetteva una visuale frontale e centrata dal basso, secondo il punto di vista privilegiato definito anche da Leon Battista Alberti.

Per problemi di progettazione i lavori a palazzo vennero sospesi, e forse complice la sfavorevole sorte in politica di Luca Pitti, anche i Pitti si trovarono in difficoltà finanziarie per cui i lavori si interruppero nel 1465. Anche gli Strozzi, nella gara per superare in sfarzo i Medici si erano fatalmente indebitati dovendo lasciare una parte di Palazzo Strozzi incompiuta. La famiglia Pitti risedette comunque nel palazzo dal 1469, anche dopo la morte di Luca Pitti (1472).

 

I MEDICI

In seguito le sorti della famiglia non si risollevarono e nel 1550 Buonaccorso Pitti vendette il palazzo a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici e figlia del viceré di Napoli, la quale riteneva la zona di Oltrarno più salubre rispetto all’affollato centro cittadino sulla sponda nord. Essa soffriva di emorragie polmonari, a causa della tubercolosi ed anche i suoi figli erano cagionevoli di salute. Inoltre, essendo abituata alla luce di Napoli, si sentiva soffocata dalla struttura con poche finestre di Palazzo Vecchio, sua dimora iniziale in quel di Firenze.

Il palazzo divenne così la principale residenza dei Medici, senza cambiare di fatto nome, e dando origine alla straordinaria rinascita del quartiere di Oltrarno, via via che le nobili famiglie della città imitarono i granduchi facendo a gara a costruire residenze nobiliari.

I LORENA E I SAVOIA

Francesco Stefano di Lorena snobbò Firenze e non prese mai residenza nella città, mentre suo figlio Pietro Leopoldo fu il primo Granduca che si dedicò al governo della Toscana, tra l’altro con grandi opere di riforma che ammodernarono notevolmente la città e lo stato.

Ai primi dell’Ottocento il palazzo fu usato anche da Napoleone Bonaparte come residenza per il suo passaggio in città durante il suo governo dell’Italia.
Al ritorno dei Lorena, la famiglia si ritira dopo la votazione che decise l’annessione della Toscana al Piemonte, nel processo di unificazione italiana, con il palazzo che passò così ad uso della Casa Savoia.
Vittorio Emanuele II vi risiedette effettivamente dal 1865 quando Firenze divenne Capitale d’Italia, fino al 1871 quando si spostò al Palazzo del Quirinale a Roma, nuova capitale.

 

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